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Davide Cadeddu consulente pedagogico

ilLasciapassare

Anonimizzatore di documenti

Per educatrici ed educatori, assistenti sociali, psicologi e psicologhe, insegnanti di sostegno e di classe, coordinatori dei servizi, dirigenti scolastici e ogni professionista tenuto alla riservatezza.

Copre i nomi, gli indirizzi e gli altri dati personali dei documenti dei servizi e della scuola, dai verbali ai piani educativi alle relazioni, prima che il testo venga affidato a un’intelligenza artificiale, e li rimette al loro posto quando la risposta torna indietro. Lavora sul computer dove è installato, e i testi non vengono mai inviati in rete. Esiste in due edizioni, una libera e gratuita e una completa con licenza annuale.

Data prevista di uscita: 15 ottobre 2026. Il programma, le due edizioni, il listino, la documentazione e gli scaricamenti stanno su illasciapassare.it; il video, di meno di tre minuti, mostra come si usa e si apre su YouTube.

Che cosa accade al testo

Quello che si scrive

Nell’incontro del 14 marzo Nonna Papera, educatrice del centro diurno di via dei Peschi 1313, Paperopoli, ha riferito che Paperino continua a rifiutare le attività di gruppo. La madre, Ortensia de’ Paperoni, è stata convocata per il colloquio del 21 marzo.

Quello che esce verso l’intelligenza artificiale

Nell’incontro del [DATA_1] [PERSONA_1], educatrice del centro diurno di [LUOGO_1], ha riferito che [PERSONA_2] continua a rifiutare le attività di gruppo. La madre, [PERSONA_3], è stata convocata per il colloquio del [DATA_2].

La tabella che collega i segnaposto ai dati veri resta sul computer dove il programma è installato. Quando la risposta torna, un comando rimette ogni nome al suo posto.

Le due strade

Lo stesso documento, due percorsi

In entrambi il testo va a un’intelligenza artificiale e torna indietro elaborato, perché è quello che serve a chi scrive. La differenza sta in quello che nel frattempo è uscito dal computer: nel primo percorso escono i nomi, le diagnosi e gli indirizzi, e da quel momento non si tolgono più; nel secondo esce un testo con i segnaposto, e i dati veri restano dove sono, anche mentre l’intelligenza artificiale lavora.

Il rischio, quando si va di frettaLa relazioneIl professionistaRelazione prontaNessun filtroil testo esce così com’èAncora con i datiIntelligenza artificialeLa rispostaI dati restano in retee non si tolgono piùCon ilLasciapassareLa relazioneIl professionistaRelazione prontailLasciapassarecopre all’andata, rimette al ritornoDati copertiIntelligenza artificialeLa rispostaI nomi restano sul computer di chi scriveanche mentre l’intelligenza artificiale lavora Il rischio, quando si va di frettaLa relazioneIl professionistaRelazione prontaNessun filtroil testo esce così com’èAncora con i datiIntelligenza artificialeLa rispostaI dati restano in retee non si tolgono piùCon ilLasciapassareLa relazioneIl professionistaRelazione prontailLasciapassarecopre all’andata, rimette al ritornoDati copertiIntelligenza artificialeLa rispostaI nomi restano sul computer di chi scriveanche mentre l’intelligenza artificiale lavora

Da dove viene

Costruito per i servizi e per la scuola

I programmi che coprono i dati personali nascono quasi sempre negli studi legali o negli uffici, e di quel mondo portano la lingua: parti, fascicoli di causa, clienti. Questo è costruito invece sui documenti che si scrivono ogni giorno nei servizi educativi e sociali, nella scuola, nelle cooperative e nelle consulenze psicologiche, e ne riconosce le parole, dall’équipe al servizio inviante, dall’insegnante di sostegno al piano educativo individualizzato, dalla presa in carico al consultorio, dalla comunità all’affido.

Da qui discendono scelte che si vedono aprendolo. I segnaposto sono in italiano e dicono che cosa hanno coperto, così il testo resta leggibile anche quando è coperto per intero; i nomi di fantasia conservano il genere e le iniziali, perché una madre non diventi un codice; i dati particolari degli articoli 9 e 10 del Regolamento (UE) 2016/679, cioè le diagnosi, le convinzioni, i procedimenti, vengono segnalati e non nascosti d’ufficio. In una relazione, del resto, il contenuto clinico è spesso il senso stesso del testo, e decidere che cosa può uscire spetta a chi la firma.

C’è poi una differenza che conta più delle altre, e riguarda che cosa si considera un dato da proteggere. Gli strumenti di questo genere riconoscono, di regola, ciò che identifica una persona per la sua forma, cioè i nomi, i codici fiscali, gli indirizzi, i recapiti. Nei documenti del lavoro educativo e sociale, tuttavia, ciò che espone una persona è spesso una frase intera: la diagnosi che la riguarda, il procedimento che la tocca, la condizione economica del nucleo in cui vive, il dettaglio che la rende riconoscibile nel paese dove abita. Quella frase non ha una forma riconoscibile, e nessun riconoscitore di formati la vede; nove temi servono appunto a farla comparire davanti a chi scrive, prima che il testo esca.

Il problema

Perché serve

Nei servizi e nella scuola l’intelligenza artificiale viene usata per scrivere, riordinare e sintetizzare. Una relazione di supervisione, un verbale d’équipe, un piano educativo individualizzato o una relazione clinica contengono però nomi, diagnosi e vicende dei destinatari dell’intervento, e incollarli in una chat commerciale significa trasmetterli a un fornitore esterno, fuori dal controllo dell’ente.

Accade ogni volta che si chiede a un’intelligenza artificiale di sintetizzare un verbale lungo, di riordinare gli appunti di un colloquio, di correggere la forma di una relazione prima di consegnarla o di tradurne una parte, e accade il più delle volte in assenza di una regola che dica se si può fare.

Il programma legge il testo e sostituisce i dati personali con segnaposto: il documento che ne esce non rende le persone riconoscibili dai dati identificativi coperti. Quando la risposta torna indietro, un secondo passaggio rimette ogni nome al suo posto, e il documento torna quello di partenza.

A chi serve

  • Educatrici ed educatori, coordinatori dei serviziVerbali d'équipe, progetti educativi individualizzati, relazioni per i servizi invianti e per gli enti gestori.
  • Assistenti socialiRelazioni per l'autorità giudiziaria, istruttorie, verbali di colloquio, richieste di contributo.
  • Psicologi e psicologheRelazioni cliniche, restituzioni alle famiglie, appunti di percorso, invii ad altri servizi.
  • Insegnanti di sostegno e di classe, dirigenti scolasticiPiani educativi individualizzati, verbali dei gruppi di lavoro, segnalazioni e certificazioni.

Dove stanno i dati

Il programma non ha bisogno di internet: né per funzionare, né per caricare il modello, che sta sul disco, né per la licenza, che viene controllata in locale. Su Windows il componente di Microsoft che disegna la finestra si collega per conto proprio, senza i testi. I testi, i dizionari di ripristino e i termini imparati non lasciano mai la macchina, e il programma non scrive nulla fuori dalla propria cartella.

La verifica è alla portata di chiunque: si scollega la rete e si usa il programma dall’inizio alla fine, copertura e ripristino compresi, licenza compresa. Il funzionamento resta identico.

La descrizione tecnica per intero, con la scheda per il responsabile della protezione dei dati, le condizioni di licenza e il modo di verificare l’impronta del file scaricato, sta sul sito del programma.

Le due edizioni

Una libera, una completa

Sono due programmi distinti, e non un unico programma con una prova a tempo. La versione libera è gratuita, non scade e non chiede registrazione: copre i nomi delle persone e le date, riconosce e dichiara tutto il resto senza coprirlo, e lavora sul testo incollato nella finestra. La versione completa si ottiene con una licenza annuale: copre tutte e venticinque le categorie, apre i documenti interi, impara i termini del servizio che la usa e conserva i lavori, così da rimettere i dati al loro posto anche a distanza di giorni.

Il confronto per intero, il listino delle licenze per postazione e per ente, i requisiti tecnici e il modo di richiederla stanno sul sito del programma.

Le due formazioni che lo accompagnano

Il programma copre i dati, le decisioni restano all’ente

Uno strumento non risolve una questione di organizzazione. Che cosa si può delegare a una macchina, che cosa resta alle persone e chi risponde di che cosa sono decisioni che restano in capo all’ente, e attorno al programma sono quindi disponibili due formazioni distinte, che si possono chiedere separatamente o insieme, e anche insieme alla licenza d’ente. Qui sotto ci sono per intero, una dopo l’altra.

La prima

Usare il programma

Per l’équipe che lo adotta, di norma un incontro. Si guarda che cosa il programma copre e che cosa lascia scoperto, come si legge il pannello di ciò che va riletto, come si regolano le venticinque categorie e i nove temi dei dati particolari, e come si insegnano al glossario i nomi dei servizi del territorio, che sono l’anagrafica delicata che nessun elenco generale contiene.

Si lavora su testi fittizi, costruiti sul genere di documenti che quel servizio scrive davvero, cioè verbali d’équipe, progetti individualizzati, relazioni per i servizi invianti. L’incontro si chiude dicendo dove il passaggio entra nelle procedure di scrittura già in uso, perché uno strumento che resta fuori dalle procedure viene usato per due settimane e poi dimenticato.

Due incontri se l’ente vuole arrivare a una procedura scritta. Quello che resta è il modo di usarlo dentro il lavoro del servizio, e non soltanto la conoscenza dei comandi.

La seconda

L’intelligenza artificiale nei servizi

Per chi dirige una cooperativa sociale, un consorzio, un ente gestore o un servizio pubblico. Nei servizi educativi e sociali l’intelligenza artificiale non è arrivata con una delibera, e nemmeno con una circolare: è arrivata in silenzio, dalla porta di servizio, e oggi sta nelle scrivanie di chi scrive per i tribunali e per le commissioni, nei traduttori automatici con cui si parla con le famiglie, nella rendicontazione dei bandi che tiene in piedi i progetti. Chiunque lavori nei servizi la incontra già, che lo scelga o no, e nel frattempo le norme hanno cominciato a chiedere conto a chi governa le organizzazioni, non a chi digita: la legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025, chiede di informare chi lavora dell’uso dell’intelligenza artificiale, di dirlo con linguaggio chiaro a chi riceve la prestazione, e tiene la responsabilità dei provvedimenti in capo alla persona. Gli articoli sono riportati nella pagina della proposta.

Come si delibera su una materia così nuova e così trasversale? Un passo alla volta. Un percorso disegnato per intero chiederebbe all’ente di decidere tutto in una volta su un campo che sta ancora imparando a conoscere, e la proposta è quindi composta di sei primi passi, ciascuno piccolo, comprensibile in poche righe e attivabile da solo. Nessuno presuppone gli altri, e ciascuno si chiude lasciando qualcosa in mano ai servizi. Di ogni passo, qui sotto, c’è il problema da cui nasce, come si svolge e che cosa resta.

1

La fotografia degli usi

In quasi tutte le organizzazioni l’uso è oggi un fatto individuale e silenzioso. C’è l’educatrice che se ne serve ogni giorno senza dirlo, il collega che la prova per curiosità sul telefono personale, chi la rifiuta per convinzione e non sente il bisogno di dichiararlo. Ne segue che nessuno, nemmeno chi governa, sa con precisione chi usa che cosa, per quali compiti e con quali dati: e ogni decisione presa in queste condizioni, sulla formazione come sulle regole, è una decisione presa al buio.

Come si svolge. Un questionario breve e anonimo a tutte le équipe, perché l’anonimato è la condizione per cui le persone raccontano l’uso reale e non quello presentabile; alcuni colloqui con i coordinatori; circa tre settimane di raccolta, ed è il passo meno oneroso dei sei. Chiude un incontro di restituzione a chi governa l’ente.

Che cosa resta. La fotografia degli usi in corso, cioè la scrittura, le traduzioni, la ricerca di informazioni, il confronto sui casi, insieme ai rischi già aperti e ai bisogni formativi che i servizi dichiarano. Il valore sta in ciò che rende possibile dopo, perché permette di progettare la formazione sui dati e non sulle impressioni. Il questionario può chiudersi con una domanda di autocandidatura delle équipe, che serve al quinto passo.

2

La messa in sicurezza della scrittura

Nel lavoro sociale ci sono documenti che pesano sulla vita delle persone, cioè le relazioni per l’autorità giudiziaria e per i servizi invianti, i progetti individualizzati, le segnalazioni; e sono gli stessi documenti che trattano i dati più delicati che un ente custodisca, le storie dei minori, delle donne accolte, delle famiglie seguite. Proprio su questa scrittura gli strumenti generativi esercitano l’attrazione più forte, perché promettono sollievo dalla parte più faticosa del lavoro, e chi vi ricorre cerca respiro, non leggerezza. Le ragioni della cautela sono due. La prima è che un fornitore esterno di tecnologia non è tenuto ad alcun segreto professionale, e ciò che entra nei suoi sistemi esce di fatto dal servizio. La seconda è che la macchina, quando le si chiede di scrivere partendo da appunti scarni, riempie i vuoti con dettagli verosimili che nessuno ha osservato, e che rischiano di restare agli atti come se fossero stati visti davvero.

Come si svolge. Un incontro di quadro con la direzione e i coordinatori sulle norme già in vigore, riferite alle situazioni di lavoro reali; un laboratorio di tre ore per chi quei documenti li scrive ogni settimana, dove si fissa la regola dei dati e si pratica la copertura su testi costruiti apposta; la stesura condivisa di un patto d’uso, cioè un documento breve che dice che cosa si può delegare allo strumento e che cosa resta sempre alle persone.

Che cosa resta. Il patto d’uso, e una griglia da mostrare all’occorrenza ai servizi invianti e ai committenti come garanzia sul modo in cui i documenti nascono.

3

Il tempo restituito

Ogni équipe conosce la sproporzione fra il tempo passato a documentare e il tempo passato con le persone, e sa quanto la seconda voce paghi il conto della prima. Se da una parte nessuno può negare che verbali, relazioni periodiche, modulistica e rendicontazione siano atti dovuti, dall’altra è pur vero che assorbono ore che il lavoro educativo non ha; ed è proprio su questo carico che gli strumenti rendono di più, a condizione di sapere che cosa delegare e che cosa custodire. Il criterio è semplice da enunciare e impegnativo da tenere: la macchina aiuta finché ci assiste nello scrivere ciò che abbiamo pensato, e comincia a fare danno quando prende a pensare ciò che poi scriviamo. La lettura della situazione, la valutazione e la scelta delle parole che contano restano al professionista; la fatica della stesura può essere alleggerita.

Come si svolge. Due laboratori di tre ore, per équipe o per gruppi misti. Il primo lavora sulla scrittura professionale senza far uscire i dati, con una procedura precisa praticata su casi verosimili, cioè decidere prima i contenuti e affidare poi allo strumento la stesura, controllando riga per riga. Il secondo affronta la parte ripetitiva di bandi e rendicontazione, dove non ci sono né voce da difendere né dati da proteggere.

Che cosa resta. Una griglia d’uso e alcune schede operative, impiegabili già dal giorno successivo.

4

La linea dell’ente

Prima o poi ogni organizzazione dovrà darsi una regola su questi strumenti, e la differenza la farà il modo in cui quella regola è nata. Una regola calata dall’alto viene aggirata, non per cattiva volontà ma perché nessuno la sente propria; una regola discussa con chi lavora viene presidiata, perché chi ha contribuito a pensarla ne diventa il primo custode. Questo passo, di conseguenza, non consegna un regolamento scritto da un consulente, ma accompagna l’ente a scriversi la propria linea.

Come si svolge. Due tavoli di lavoro con coordinatori e responsabili, la stesura del documento, la validazione da parte dell’organo di governo e un momento di presentazione alle équipe. La linea non aggiunge un adempimento, perché si innesta sui presidi che l’ente già mantiene, dal sistema qualità alle certificazioni al bilancio sociale, e ne diventa un capitolo.

Che cosa resta. Una linea deliberata e firmata, spendibile anche verso committenti e finanziatori, che su questi temi cominciano a fare domande.

5

La sperimentazione nei servizi che si candidano

E se l’ente preferisse vedere, prima di decidere? Vedere, su una materia nuova, significa provare su scala piccola. La sperimentazione comincia con una chiamata interna: le équipe interessate si candidano, e fra queste si scelgono due servizi, preferibilmente di aree diverse, perché ciò che regge in contesti lontani fra loro ha buone probabilità di reggere anche altrove.

Come si svolge. Un colloquio preparatorio con i coordinatori dei servizi scelti e tre incontri per ciascuna équipe, costruiti sugli usi reali di quel servizio; chiude una restituzione a chi governa, onesta su ciò che ha retto e su ciò che non ha funzionato. L’estensione agli altri servizi si valuta soltanto se i risultati convincono.

Che cosa resta. Una decisione facile da prendere e altrettanto facile da revocare. L’autocandidatura, poi, è essa stessa un criterio di lavoro: seleziona la motivazione, che negli adulti è la condizione prima di ogni apprendimento, e dice a chi governa dove sta l’interesse reale dentro l’organizzazione. I servizi seguiti in supervisione restano fuori da questo passo, perché i ruoli rimangano distinti e la prova sia credibile.

6

L’alfabeto comune

Un bisogno attraversa tutti gli altri, ed è quello di un linguaggio comune. Oggi ciascuno ha imparato da solo quello che sa, chi da un corso improvvisato, chi da un figlio, chi provando; così, quando in équipe si parla di intelligenza artificiale, capita di usare le stesse parole per intendere cose diverse, e la discussione si arena prima di cominciare.

Come si svolge. Un incontro base di tre ore, uguale nel formato e ripetuto per gruppi misti fino a coprire chi lo desidera, su che cosa fa un modello generativo, su che cosa non gli si deve mai consegnare e su dove può aiutare nel lavoro quotidiano dei servizi. È il passo con la copertura più larga e l’organizzazione più semplice, perché il formato non cambia da un gruppo all’altro.

Che cosa resta. A ciascun partecipante una scheda essenziale, da riprendere in équipe quando il tema si ripresenta, e un lessico condiviso che fa da base a qualunque altro passo.

Da quale passo cominciare. Da ciò che oggi pesa di più. Se la preoccupazione riguarda la responsabilità verso le persone accolte e verso chi lavora, la messa in sicurezza copre i rischi che non possono aspettare; se pesa il carico documentale delle équipe, il tempo restituito dà un beneficio riconoscibile fin dal primo incontro; quando non è chiaro da dove partire, la fotografia degli usi costa poco e orienta tutte le scelte successive. La linea dell’ente può aprire il percorso o chiuderlo, e l’alfabeto comune si combina con qualunque altro passo.

Come si lavora. Il metodo è attivo in ogni incontro, perché su questa materia le lezioni frontali lasciano poco. Esercitazioni, simulazioni e lavoro in sottogruppi si svolgono sempre su materiali verosimili costruiti apposta, mai su dati reali, perché la tutela delle persone si insegna anche praticandola nel modo stesso in cui ci si forma. Gli inquadramenti normativi sono brevi e in forma di bussola, e non sostituiscono il parere di un legale o del responsabile della protezione dei dati. Ogni passo lascia strumenti in uso, cioè griglie, tracce e schede, non dispense destinate a un cassetto.

Come si chiedono. Le due formazioni si concordano a preventivo, insieme o separatamente, e la formula che unisce la licenza d’ente per dodici mesi a un percorso di due o tre incontri è utile anche ai fini dell’obbligo di alfabetizzazione del personale previsto dal regolamento europeo. Calendario, composizione dei gruppi e perimetro economico si definiscono dopo un confronto sulle priorità. Per una richiesta si può scrivere a info@illasciapassare.it.

Il programma ha un sito suo

ilLasciapassare è progettato e mantenuto da me, ed è costruito per i documenti dei servizi educativi e sociali e della scuola, da cui prende il vocabolario che riconosce e le categorie con cui distingue i dati. Su illasciapassare.it ci sono il funzionamento, la riservatezza, le due edizioni con il listino, la documentazione e gli scaricamenti; per una dimostrazione su testi fittizi, per un preventivo o per una domanda tecnica potete scrivermi.